In questo secondo approfondimento sull’umorismo italiano vorrei occuparmi di un aspetto legato alla vita giovanile e non solo: la goliardia.

Questo termine, che sembra derivato dal francese antico, ha diverse accezioni. In primis, si riferisce allo spirito gaudente, spensierato ed irriverente degli studenti universitari. Successivamente, si è giunti a definire “spirito goliardico” anche una simile forma di giocosità che talvolta si ritrova nel mondo adulto. È di quest’ultima che voglio soprattutto parlare, ma per farlo devo prima accennare al mondo studentesco. 

I goliardi italiani sono per certi versi gli antenati delle confraternite e sorellanze di studenti americani. Al di là della propria organizzazione e delle proprie regole (che possono variare a seconda della città universitaria), ogni gruppo di goliardi ha dei rituali riguardanti le matricole nonché feste, giochi e canzoni. In tutto ciò, così come nel frequente uso di costumi, parole d’ordine e nomi di fantasia, si esprime una vivace irriverenza verso i valori e le istituzioni del mondo adulto. Sia negli scherzi che nei canti goliardici si ritrovano arguti giochi di parole, spesso a sfondo sessuale, la dissacrazione della cultura alta, la blasfemia, il sovvertimento delle gerarchie sociali. Tutto ciò con uno spirito allegro che invita soprattutto a godersi la vita e la compagnia degli altri giovani.

Un tale spirito è stato tradotto in umorismo anche da numerosi adulti, artisti e non. Qui citerò soltanto degli esempi rappresentativi della goliardia nella migliore cultura di massa italiana.

Un personaggio molto importante in questo senso è Renzo Arbore: musicista, conduttore, autore e molto altro. La sua brillante inventiva comica si è espressa nella sua arte (per sua stessa ammissione molto ispirata al ricordo della goliardia universitaria) e nel saper coordinare moltissimi personaggi di talento (tra cui Roberto Benigni, da lui lanciato nella trasmissione “L’altra domenica”). La sua carriera si è sviluppata a partire da trasmissioni radiofoniche come “Alto gradimento” per poi evolversi negli anni ’80 in programmi televisivi di grande successo come “Quelli della notte” ed “Indietro tutta”.
Non sarebbe semplice per uno straniero comprendere ogni riferimento culturale e linguistico contenuto nelle sue trasmissioni, ma ciò che lui e gli artisti di cui si è circondato crearono è un insieme di personaggi assurdi, giochi di parole arguti e paradossali, satira demenziale e surreale giocosità. Questa combinazione di elementi, anche musicali, era così originale che alcuni la sottovalutarono, ma oggi molti sentono la mancanza della sua intelligente spensieratezza. 

Un altro caposaldo della goliardia italiana è rappresentato dal film “Amici miei” e dai suoi sequel (“Amici miei – Atto II°” ed “Amici miei – Atto III°”). Questa trilogia nacque da un’idea di Pietro Germi, ma fu diretta da Mario Monicelli e successivamente da Nanni Loy, che radunarono un cast di attori straordinari. 
Si tratta delle avventure di un gruppo di uomini legati da amicizia e da una comune riluttanza a crescere. Per sfuggire alla vita familiare, ai doveri ed alla noia, organizzano delle escursioni senza meta che chiamano “zingarate”. Durante il loro nomadismo ludico, fanno scherzi surreali ai danni di chiunque capiti loro a tiro. Inoltre, per salvarsi da situazioni scomode e confondere i loro nemici, ricorrono spesso a dei discorsi che suonano quasi naturali ma sono in realtà insensati. Questo esilarante espediente è da loro battezzato “supercazzola”.
Persino davanti agli eventi più tragici della vita, gli amici non perdono la loro capacità di ridere di tutto e tutti.
In un certo senso, l’umorismo di questi film si basa sull’immaturità e sul cinismo di un gruppo di presunti adulti i cui comportamenti somigliano pericolosamente a quelli dei narcisisti patologici. Tuttavia, per quanto senso critico vi si voglia applicare, si tratta innegabilmente di pellicole geniali, ed è impossibile non essere divertiti dal loro umorismo irriverente. Il loro enorme successo le ha rese parte dell’immaginario collettivo italiano ancora a distanza di molti anni.

Spero che questi esempi e riflessioni siano stati interessanti per voi e che io vi abbia aiutato a capire qualcosa in più della mia cultura. Arrivederci al prossimo articolo sull’umorismo italiano.

AUDIO IN ITALIANO:

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