L’umorismo italiano ha molte forme, non sempre comprensibili a chi non è nato e cresciuto in Italia. Vorrei provare a spiegarne i vari aspetti, perché credo che lo humour sia un elemento fondamentale per capire una cultura, quella italiana in questo caso. Dedicherò questa prima parte ad una caratteristica della maggioranza di noi italiani: l’autoironia.

Sia a livello collettivo sia individuale, il popolo italiano esprime una forte tendenza alla derisione dei propri stessi difetti. La nostra irriverenza non risparmia nessun aspetto della sfera privata e pubblica: situazione politica, vita quotidiana e di coppia, differenze regionali, sessualità, tradizioni, famiglia, eventi storici, religione, lingua e dialetti, criminalità, difetti fisici e morali…

A differenza dell’umorismo di altre nazioni, l’autodenigrazione italiana non è un’espressione di understatement, né un’indiretta ricerca di complimenti, ma una sincera forma di autocritica. Infatti, per lo più, noi italiani abbiamo un livello non comune di senso critico e disillusione, che ci permette di ridere dei nostri paradossi e della vita in genere.

In Italia, il politicamente corretto ha fatto presa solo fino ad un certo punto, perché amiamo ridere di assolutamente tutto e non ci offendiamo né scandalizziamo molto facilmente. Persino gli esponenti di minoranze, pur lottando per i propri diritti, scelgono spesso di avere un certo grado di autoironia, piuttosto che invocare la censura. Inoltre, capita spesso di vedere politici e personaggi famosi italiani ridere di gusto della loro stessa imitazione satirica.

Già il grande poeta Giacomo Leopardi sottolineava questo aspetto dell’umorismo italiano. Nel suo “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani” (1824) scriveva: “Gl’italiani ridono della vita: ne ridono assai più, e con più verità e persuasione intima di disprezzo e freddezza che non fa niun’altra nazione.”

Una parte del nostro umorismo purtroppo non è del tutto comprensibile agli stranieri, perché molto incentrato sulla variegata realtà italiana, con citazioni sia colte sia popolari, talvolta dialettali. Ma, al di là degli esempi locali, in esso si esprimono molte acute osservazioni sugli aspetti essenziali della natura e condizione umane. Invito coloro che sono sinceramente interessati alla cultura italiana ad approfondire questo aspetto così fondamentale del nostro popolo, e mi dichiaro disponibile ad offrire suggerimenti e chiarimenti.

Alcuni degli attori e registi più ironici verso i difetti della loro stessa nazione sono Alberto Sordi, Paolo Villaggio, Totò, Eduardo De Filippo, Mario Monicelli, Nino Manfredi, Dino Risi, Nanni Moretti e molti altri… In tanti hanno osservato che, quando gli italiani ridono grazie alla satira di questi artisti, stanno in realtà ridendo di se stessi. Questo è senz’altro vero ma, pur essendo l’autoironia una buona qualità, forse può anche anestetizzare verso gli aspetti più sgradevoli della realtà. Un umorismo feroce esprime, in un certo senso, del cinismo, che probabilmente non è il miglior incentivo all’impegno per cambiare la realtà.

E voi cosa ne pensate? Avere l’abitudine di prendere in giro se stessi e la propria realtà presenta più aspetti positivi o negativi? Credete che ci sia qualcosa da imparare da questo approccio alla vita? Secondo me un senso dell’umorismo arguto è sempre sinonimo di intelligenza, ma un suo uso compulsivo può desensibilizzare verso la responsabilità per la disfunzionalità del proprio ambiente ed atteggiamento. Da questo punto di vista, gli italiani dovrebbero forse essere autocritici anche in modo più costruttivo e fattivo, non solo umoristico. Detto ciò, preferisco di gran lunga la capacità di ridere di se stessi alla seriosità e facilità ad offendersi che riscontro in alcuni dibattiti internazionali. Sono troppo italiana? (Scherzo, e questo è giusto un esempio improvvisato di autoironia italiana).

Per concludere, citerò delle frasi di autori italiani che esemplificano bene il tipo di umorismo irriverente che ho trattato in questo primo articolo:

“La situazione politica in Italia è grave, ma non è seria.”

“In Italia, la linea più breve tra due punti è l’arabesco. Viviamo in una rete di arabeschi.”

“La stupidità degli altri mi affascina, ma preferisco la mia.”

(Ennio Flaiano)

“A Londra, tranne il papa, c’è tutto. A Roma, tranne tutto, c’è il papa.”

“Noi siciliani non siamo nemmeno masochisti: ci facciamo continuamente del male, ma senza provarci piacere.”

“Era ateo. Si è convertito per poter bestemmiare.”

“Se il papa, morendo, scoprisse che di là Dio non c’è, convincerebbe i morti che sta di qua.”

(Pino Caruso)

“Dovetti scegliere tra morte e stupidità. Sopravvissi.”

“La felicità esiste. Ne ho sentito parlare.”

(Gesualdo Bufalino)

AUDIO IN ITALIANO: