Gli italiani sono proverbialmente famosi per usare molto le mani mentre parlano o quando hanno bisogno di comunicare senza parole.  Anche chi di noi non gesticola molto è comunque capace di comprendere i gesti italiani.

Tale abitudine è spesso disprezzata e derisa da alcune persone di altre culture. Ho sentito commenti come: “Ah, les italiens… il parlent avec leur mains!” oppure “Why are Italians so direct, and why can’t they stand still?”

Simili commenti non mi offendono, dal momento che credo che la maggior parte degli shock culturali abbiano delle buone ragioni, soprattutto all’inizio. Ma, al di là del mio rispetto per i punti di vista differenti, vorrei offrire degli spunti di riflessione spiegando le ragioni per cui il mio Paese ha un linguaggio non-verbale così codificato.

L’Italia in quanto realtà nazionale è piuttosto recente in confronto ad altri Paesi (il processo di unificazione è cominciato solo nel 1861). Prima di allora, le occupazioni straniere e le divisioni interne furono innumerevoli. Gli intellettuali ed il clero potevano ricorrere al Latino come linguaggio universale, ma ciò non valeva per il popolino e la media e piccola borghesia. Come oltrepassare i confini dei dialetti e delle lingue? Come stabilire un contatto per fini commerciali e come comunicare senza correre il rischio di essere capiti troppo chiaramente dai dominatori stranieri? Dei gesti espressivi, naturalmente!

Dunque, questa sembra essere la ragione per cui gli italiani sono divenuti così abili nel linguaggio del corpo: il bisogno di trovare una lingua franca silenziosa ma efficace.

Un’altra ragione per cui i gesti sono una parte così fondamentale della cultura italiana è il successo locale e internazionale della Commedia dell’Arte. Si tratta di un’antica forma di teatro (la cui età dell’oro è durata dal XVI al XVIII secolo) contraddistinta dall’improvvisazione basata su un copione vago, chiamato canovaccio. I protagonisti di tali commedie erano chiamati maschere (dal momento che gli attori indossavano maschere e costumi che sono tuttora parte del Carnevale), e ciascuno di essi aveva caratteristiche e funzioni ben definite. Se vi è mai capitato di vedere pièce teatrali con personaggi come Arlecchino o Pulcinella, saprai che la recitazione della Commedia dell’Arte prevede molti gesti, che sono persino più importanti dei dialoghi. Riuscite ad immaginare quanto buone devono esser state le qualità di mimo di quegli attori, se hanno conquistato il cuore degli stranieri anche senza che le loro parole fossero interamente comprese?

Prima di lasciarvi a riflettere sul potere sconfinato del linguaggio del corpo, lasciate che vi consigli un video. Si tratta di una performance del grande attore italiano Dario Fo, che ha ricevuto il premio Nobel per aver portato l’arte del grammelot al suo massimo livello. In questa occasione, sta impersonando (dal minuto 2:39) un archetipo della Commedia dell’Arte chiamato Zanni, che è un popolano povero e affamato, il quale fantastica di cucinare e mangiare qualsiasi creatura vivente, persino se stesso.

Qui trovate il link, e scommetto che sarete capaci di capire tutto quello che sta comunicando con la sua notevole performance, nonostante le sue parole stiano imitando i dialetti lombardi e non abbiano alcun preciso contenuto concettuale. 

Dunque, cosa ne pensate? I gesti italiani sono solo un ridicolo nonsense oppure sono un’invenzione geniale? Credete che ci sia qualcosa da imparare dal nostro (fin troppo) espressivo linguaggio del corpo? Spero che questo argomento abbia stimolato in voi nuove riflessioni.

AUDIO IN ITALIANO: