Ti sei mai chiesto se l’italiano sia la sola lingua che parliamo qui in Italia? 

Non mi riferisco ora a quegli italiani che oggi studiano le lingue straniere per lavoro o per hobby; sto piuttosto parlando delle varietà linguistiche che si sono da lungo tempo consolidate nel Paese.
Infatti, l’Italia ha diverse lingue che sono regolarmente parlate in aree specifiche del suo territorio, oltre alla lingua ufficiale. Alcune di esse sono: il francese, il tedesco, il catalano, il franco-provenzale, lo sloveno, il ladino, il grecanico e l’albanese.

Al di là di tali minoranze, l’Italia è caratterizzata da una pletora di diversi dialetti. Ciascuno di noi è cresciuto imparando sia il vernacolo locale sia l’italiano standard. Per di più, attraverso il cinema, la televisione e gli studi abbiamo imparato a capire molti dialetti d’Italia e ad apprezzare il loro immenso potenziale espressivo e umoristico.

Ma non tutti riflettono sul fatto che l’italiano stesso è nato dal dialetto fiorentino, scelto in mezzo agli altri per via del prestigio letterario di Dante, Boccaccio e Petrarca. 
La bella lingua che oggi definiamo “italiano standard” è il prodotto relativamente recente ed artificiale di un lungo dibattito tra intellettuali. La loro scelta finale (intesa come modello per l’élite prima e per il Paese unito poi) è ricaduta su di una forma ibrida e attenuata del volgare di Firenze. 

Nonostante ciò, le lingue sono vive ed in continua evoluzione, basti pensare che le lingue romanze si sono organicamente sviluppate dal  latino. È questo il motivo per cui il confine tra lingua e dialetto è più sfumato di quanto pensiamo, il che ha portato molte persone a mettere in questione certe gerarchie.

In Italia, le differenze tra dialetti sono così profonde e storicamente radicate che alcuni stranieri fanno fatica a rendersi pienamente conto del livello di frammentazione del nostro paesaggio linguistico.
La parola inglese “dialect” non è una traduzione del tutto accurata del termine italiano “dialetto”, perché quest’ultima denota molto di più dell’accento locale che abbiamo nel parlare la lingua ufficiale…

Il processo è in realtà inverso: l’italiano è stato imposto (soprattutto attraverso la scuola pubblica, la burocrazia ed i mass media) ad una popolazione che parlava una gran varietà di lingue. 
Ho scritto “lingue” perché un vero e proprio dialetto italiano merita un tale nome, dal momento che possiede una propria ortografia ed una propria grammatica, oltre che il suo lessico, i suoi detti, la sua letteratura, la sua intonazione e talvolta persino il suo linguaggio del corpo.*

Il mio punto è che gli italiani potranno anche non essere i migliori nello studio delle lingue straniere (una tendenza che sta ora cambiando), ma non è trascurabile il fatto che sanno comprendere ed usare almeno due varietà linguistiche fin dall’infanzia. Questa potrà anche non essere la più utile delle competenze nel mondo di oggi, ma è sempre stata un’immensa fonte d’ispirazione per molti grandi artisti di ogni ambito creativo.

Infatti, tutti i principali dialetti italiani sono stati usati per creare capolavori e per enfatizzare il pathos o lo humour di performance uniche.
Il veneziano è stato valorizzato dalle commedie di Carlo Goldoni. Il romagnolo è stato celebrato in “Amarcord” di Federico Fellini. Il napoletano ha dato espressione al genio di Eduardo De Filippo, Antonio De Curtis (in arte Totò) e Massimo Troisi. Il dialetto romanesco è stato una componente essenziale dell’eccezionale recitazione di Anna Magnani e delle poesie di Trilussa. Il siciliano ha avuto un ruolo importante nella letteratura e nel teatro, grazie ad autori come Luigi Pirandello. I dialetti lombardi, tra gli altri, sono stati valorizzati dal grande attore Dario Fo.
E la lista potrebbe continuare all’infinito, includendo la Commedia dell’Arte, le canzoni tradizionali, i proverbi e molto altro…

Per concludere, dal momento che i giochi di parole e le differenze regionali sono degli elementi chiave dell’umorismo italiano, ti lascio con una performance caricaturale del talentuoso comico Enrico Brignano. Nel video, che trovi a questo link, l’attore imita tutti i principali dialetti parlati nella penisola italiana e nelle sue isole (la recitazione dialettale inizia al minuto 1:33). Non preoccuparti se non capisci cosa stia dicendo, infatti sta recitando in grammelot, il che significa che sta dicendo cose insensate, ma con i suoni di ciascun dialetto.

Spero che guardando questo video tu ti diverta e ti faccia un’idea dell’incredibile diversità dei dialetti che abbiamo in Italia e della nostra propensione a scherzarci su. 

*I gesti e la mimica facciale italiani spesso sorprendono o persino respingono gli stranieri, ma ci sono delle valide ragioni storiche dietro un tale linguaggio del corpo, ragioni che andrò a spiegare nel prossimo post.

AUDIO IN ITALIANO: